L’abitudine di correre – Esperienza SVE in Romania

 In SVE

Antonio ci narra la sua esperienza come volontario SVE in Romania, ad Arad. Il tema del progetto è lo sport, in particolare la corsa. Pare che per Antonio, correre, sia diventato uno stile di vita.

corsa

 

Ciao mi chiamo Antonio Vavalle, ho 30 anni e sono volontario dal 3 gennaio 2015 ad Arad, in Romania, per un SVE di 9 mesi.

Per prima cosa vi parlo del mio progetto: “The habit of running”. È un progetto sulla corsa (come si evince chiaramente dal suo titolo). Promuovere la corsa e farla diventare una buona abitudine, per sé stessi e per gli altri. Ad essere sincero quando mi sono candidato per questo progetto volevo solo andare via dall’Italia, dal mio piccolo paese (Triggiano, in provincia di Bari), dopo aver lasciato un lavoro che ormai mi dava poco, economicamente e personalmente. Non correvo quasi mai in Italia. Come quasi tutti i ragazzi giocavo solo e spesso a calcetto. Amando molto lo sport in genere ho comunque deciso di candidarmi per questo progetto e dopo qualche settimana di attesa sono stato selezionato per parteciparvi.

 

I primi giorni di corsa sono stati molto duri e faticosi. Freddo gelido (temperatura quasi sempre sotto lo zero e strada ghiacciata) e poco allenamento si facevano sentire e terminavo la corsa sempre piegato in due dalla fatica e con i muscoli ancora irrigiditi. Piano piano però nel corso delle settimane ho iniziato ad apprezzare questo sport. A migliorare. A capire che solo attraverso il lavoro continuo e la pazienza, nella corsa, nello sport e nella vita si possono ottenere dei risultati. Cosi poco a poco, passo dopo passo, ho fatto mia questa abitudine. Mi sono allenato duramente, correndo per tre volte alla settimana e arrivando a correre una semi-maratona (21,097 km) in un’ora e cinquanta minuti.

Ora mi sto preparando per correre una maratona trail (tra foreste, colline e montagne), la Piatra Craiului, uno degli eventi sportivi più importanti della Romania.

La corsa per me non è solo un’attivitá per restare in forma ma soprattutto un modo per liberare la testa, una scarica di adrenalina ed endorfina (non sapete di cosa parlo? Provate a digitare su google le parole ”corsa endorfina” e lo scoprirete) che ti aggiusta anche la giornata piu storta.

 

Per quanto riguarda la promozione della corsa abbiamo utilizzato vari metodi: dalla creazione di slogan, immagini, articoli pubblicati su internet e Facebook, all’incontro con bambini e ragazzi di varie scuole, orfanotrofi ed istituti qui ad Arad. Senz’altro quest’ultima è stata la parte più bella ed emozionante del lavoro. Con i bambini non servono le presentazioni. È tutto più facile. Ti mettono subito a tuo agio. Sono molto allegri, gentili e socievoli.

 

corridori

Ed ora vi parlo della vita ”fuori” dalle attivita lavorative.

Vivo in un dormitorio universitario con altri 20 volontari di diversi paesi europei: Italia, Spagna, Francia, Turchia, Polonia, Germania, ecc.

Divido la camera con un ragazzo spagnolo e la cucina (unica) con tutti gli altri ragazzi. A volte è un po’ dura condivere uno spazio così piccolo con così tante persone ma in questo maniera, convivendo con loro giorno per giorno, ho velocemente migliorato il mio inglese (pessimo all’inizio del mio SVE) e sto imparando lo spagnolo. Inoltre si ha la possibilita di conoscere piatti tipici di ogni paese, scoprire la loro cultura. E poi party, feste, divertimento. Insomma, la noia è l’ultimo dei problemi qui.

In questi 8 mesi ho avuto l’opportunita di intergrarmi ad Arad e in Romania. Ho imparato il rumeno (per un italiano non è molto difficile). Ho scoperto una cultura e un paese dalle mille sfaccettature. Ho viaggiato molto e soprattutto in autostop (in Romania è una pratica diffusa), anche da solo. Ho apprezzato il carattere del popolo rumeno, fiero e gentile. Ho visto tanti posti nuovi e conosciuto persone che mi hanno dato la possibilità di crescere come individuo.

Per tutti questi motivi ho deciso di prolungare il mio progetto per altri due mesi e quindi resterò qui in Romania fino al 30 novembre.

 

Questo è solo un breve riassunto di quello che ho vissuto e sto vivendo. È un po’ difficile per me raccontare precisamente cosa mi accade. Qui il tempo è dilatato e questi otto mesi equivalgono a sedici nel mondo reale. Tante esperienze, tante emozioni, belle e anche brutte, tanti cambiamenti. Difficile farne un bilancio. Lo farò al ritorno in Italia, quando tutto sarà finito. A mente fredda.

Quello che so è che lo SVE è un’esperienza che ti apre la mente, ti aiuta a guardare te stesso, il mondo e gli altri con occhi diversi. Un’esperienza soprattutto di vita, che mi sta cambiando in meglio e che consiglio a tutti.

 

 

 

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