Giorgia è arrivata a Craiova con un’ondata di emozioni che non riusciva a sbrogliare. I primi giorni sono stati devastanti, e c’è un momento che ricorda ancora benissimo: si è seduta su una panchina nel centro storico e ha iniziato a scrivere. Parole di incoraggiamento per se stessa, per ripetersi che prima o poi sarebbe andato tutto bene e che doveva solo iniziare a credere in sé e nell’imprevedibilità della vita. Non sapeva ancora quanto avrebbe avuto ragione.
Il cambiamento non è arrivato tutto insieme. Non c’è stato un giorno preciso in cui Giorgia si è svegliata diversa: è stato un processo lento, fatto di piccoli pezzi, e quei pezzi avevano quasi sempre la faccia delle persone che incontrava. Persone così diverse tra loro che stare insieme sembrava guardare il mondo dentro un caleidoscopio, ognunx con la sua storia e il suo modo di affrontare le cose. Da ognunx Giorgia ha preso qualcosa: un modo di reagire, una prospettiva, un pezzetto di coraggio che non sapeva di potersi far prestare. Persone vere, nel senso più semplice e raro del termine, quelle con cui puoi essere esattamente chi sei senza doverti aggiustare.
Anche il lavoro le ha insegnato un sacco. La pazienza, quella vera, che si impara aspettando risultati che non arrivano subito, e che sbagliare non è una sconfitta ma fa parte del processo. Il podcast, poi, è stato la sua scuola più dura: settimane davanti a una camera a sentirsi ridicola, senza riuscire a trovare una versione di sé che suonasse naturale. Poi un giorno, dopo più tentativi di quanti ne voglia contare, qualcosa si è sbloccato. Si è sentita a suo agio, si è sentita sé stessa, e quella sensazione piccola e silenziosa, conquistata centimetro dopo centimetro, le ha dato più sicurezza di anni passati a dirsi come avrebbe dovuto essere.
Alcune delle lezioni più importanti sono arrivate dalle persone con disabilità con cui ha lavorato, e con cui all’inizio non sapeva nemmeno come entrare in connessione. Ha capito che non importa se parli la stessa lingua, o se non parli affatto: ci si capisce con un sorriso, un gesto, un abbraccio che vale sia come ciao che come arrivederci. Tra festival, eventi e attività sul campo ha scoperto una versione di sé che non conosceva, una che sa stare davanti alle persone, che sa esserci e non si nasconde.
E Craiova le ha insegnato anche la cosa più inaspettata: che ci si può divertire tantissimo con pochissimo. La gioia non deve essere grande, costosa o complicata, le servono solo le persone giuste accanto, e Giorgia ha avuto la fortuna di trovarle.
Oggi, seduta sull’erba per una delle ultime volte, sa di essere una persona diversa da quella che si era fermata su quella panchina sette mesi fa. Non perché abbia smesso di avere paura, ce l’ha ancora, sempre. Ma ha imparato a distinguere la paura che frena da quella che spinge avanti, quella buona, che ti dice che ciò che stai per fare conta. Questa esperienza non le ha dato il coraggio: le ha mostrato che ce l’aveva già. Le serviva solo un posto abbastanza lontano da casa per trovarlo.
Grazie, Craiova. Giorgia porta con sé un pezzetto di ogni persona che ha lasciato qualcosa di sé, ovunque andrà.

