La testimonianza di Lorenzo | ESC di 10 mesi in Spagna

Da un piccolo paesino sperduto in Lombardia a Salamanca: i miei 10 mesi di volontariato tra radio, animazione giovanile e design e “Vida Salmantina”

Descrivere un’esperienza del Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) a parole può sembrare quasi impossibile, perché nessun aggettivo riuscirà mai a restituire appieno la potenza delle emozioni provate. Eppure, se guardo indietro al mio percorso a Salamanca, iniziato a novembre 2025 e conclusosi in agosto 2026, mi rendo conto di quanto questo viaggio mi abbia cambiato profondamente, sia dal punto di vista personale che professionale, e di quanto sia grato a “Lorenzo del passato” di essere stato coraggioso e aver deciso di intraprendere questa avventura.

Perché sono partito?

Ho studiato in Danimarca attraverso uno scambio Erasmus e, quando sono tornato, avevo un desiderio crescente di fare un’altra esperienza all’estero, più lunga e più immersiva.

Così sono partito con un bagaglio pieno di spirito di avventura e un po’ della tipica incertezza di quando si va lontano da casa. Sono stato accolto a braccia aperte dalla Fundación Plan B Educación Social all’interno del progetto Red Salmantica Global (Stagione 5). Salamanca, un’atmosfera piena di vitalità, mi ha conquistato fin dal primo istante.

Un volontariato su misura: le mie mansioni

Fin dall’inizio, il mio ruolo all’interno di Plan B è stato estremamente vario e dinamico, permettendomi di mettere alla prova le mie passioni e le mie competenze tecniche. Non c’era spazio per la noia. Le mie giornate si dividevano tra compiti molto diversi:

  • Social media & design: ho curato l’account Instagram del progetto e ne ho ridisegnato l’identità visiva. Volevo che la comunicazione visiva fosse semplice, fresca e giovanile, un riflesso autentico di un progetto fatto da giovani per i giovani.
  • Radio e comunicazione: ho co-condotto un programma radiofonico bisettimanale. Scrivere gli script, destreggiarmi con la console audio e parlare al microfono in spagnolo è stata una delle sfide più stimolanti e divertenti.
  • Inclusione e comunità: ho guidato attività educative e sociali per bambini dagli 8 agli 11 anni e, in un bellissimo contrasto generazionale, ho supportato le persone anziane del posto nell’uso delle tecnologie digitali.
  • Coordinamento e project management: ho supportato la logistica e la facilitazione di un Training Course legato alla partecipazione giovanile attiva e di uno Youth Exchange dedicato a riconnettersi con la natura, dinamizzando il gruppo di partecipanti e assistendo nell’evolversi delle attività programmate.

Vivere la “Vida Salmantina” e la bellezza della condivisione

Vivere in Spagna per dieci mesi significa immergersi in un ritmo di vita diverso, più lento e attento alle relazioni. Nella grande casa multiculturale che condividevo con colleghi volontari provenienti da cinque paesi diversi, la diversità è diventata subito la nostra più grande forza. Nonostante le nostre differenti origini, abbiamo formato un gruppo coeso e affiatato.

I ricordi più belli che porto nel cuore sono legati alla quotidianità condivisa: la cultura del “pincho”, le chiacchiere dopo il lavoro, i viaggi del weekend e la partecipazione alle feste tradizionali come il Lunes de Agua, Los Reyes Magos, la Semana Santa e le ferias locali. Ho visto la Spagna vincere i mondiali del 2026 e ho assistito a un’eclissi solare meravigliosa.

Una crescita a 360°: personale e professionale

Questo progetto è stato una vera e propria palestra di vita. Dal punto di vista professionale, ho sviluppato una fluidità multilingue straordinaria, muovendomi costantemente tra spagnolo, inglese e italiano. Grazie al mio background in informatica, ho potuto integrare nei flussi di lavoro strumenti di intelligenza artificiale per ottimizzare le attività ripetitive e ho approfondito ambiti come il front-end development (Bootstrap, HTML, CSS) e lo UX design applicato alla creazione di corsi online su Moodle.

Tuttavia, la crescita più grande è stata quella personale. Ho imparato ad affrontare con calma situazioni impreviste e uffici burocratici in lingua straniera. Ho sviluppato una forte resilienza e la capacità di gestire lo stress in modo costruttivo. Ho imparato a gestire in autonomia il mio tempo e il mio budget mensile, bilanciando il lavoro con lo sport e la vita personale.

Il “Plan B” che auguro a tutti

La ricchezza di un progetto del genere si può solo capire vivendola; scriverlo a parole non basterebbe e, per me, sarebbe riduttivo. Il volontariato europeo ti accompagna fuori dalla tua zona di comfort e ti porta a metterti in discussione e a scoprire nuove parti di te stesso.

A tutti i ragazzi che, come me qualche tempo fa, stanno valutando se partire, posso solo dare un consiglio: non abbiate paura di fare questo salto nel vuoto. Ascoltate quel desiderio che vive dentro di voi e partite, perché un’esperienza così è necessario viverla.

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