Sono arrivata a Dortmund a settembre 2026 per un breve progetto del Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) presso Train of Hope Dortmund e.V. Tutto era nuovo, e avevo voglia di scoprire com’è il lavoro di comunità in Germania giorno per giorno e dove le mie competenze nell’insegnamento dell’inglese, nella comunicazione e nello scambio interculturale potessero tornare utili. Non sono arrivata con tutte le risposte: ho ascoltato, osservato, fatto domande e, poco a poco, ho trovato il modo in cui potevo dare una mano.
Trovare il mio posto in Lavoro e Formazione
Durante l’inserimento ho conosciuto l’area Lavoro e Formazione, che aiuta le persone a orientarsi tra percorsi formativi e mercato del lavoro. Mi ha colpita subito, perché la formazione ha segnato il mio stesso percorso. Ho contribuito alla realizzazione di poster educativi e informativi e ho visto da vicino il supporto offerto nella stesura di CV e lettere di presentazione. Ho capito che il sostegno può avere tante forme: insegnare, spiegare o aiutare qualcuno a trovare le parole giuste per descrivere i propri punti di forza.
Uno dei momenti più belli del mio progetto è stata la settimana trascorsa a lavorare con Nino nell’area Lavoro e Formazione durante le vacanze autunnali. Insieme abbiamo preparato un corso intensivo di inglese per bambini e ragazzi dai sette ai quindici anni circa, con lezioni dalle 10:00 alle 11:30 per cinque giorni. Io mi sono occupata del corso di inglese, adattando le attività alle diverse età, ai diversi interessi e ai diversi livelli di sicurezza.
Quella settimana mi ha anche ricordato che il nostro programma era solo una parte di un calendario di comunità molto pieno: la lezione del venerdì è stata annullata per via del club di lingua francese. Flessibilità, coordinamento e prontezza contavano tanto quanto la preparazione dietro le quinte.
Imparare facendo: il lavoro nell’area Formazione. Le lezioni di inglese con i bambini e i ragazzi di Train of Hope.
Più dei compiti assegnati
Fare volontariato qui è stato un apprendimento reciproco. Oltre alle mie attività principali, mi sono goduta momenti di condivisione come una tranquilla mattinata con un film in inglese seguito da una discussione, che ha reso la lingua qualcosa di naturale e divertente.
Una mattinata con 30 minuti di film in inglese, seguiti da una discussione.

Quando sono arrivata in Germania non parlavo tedesco, eppure a Train of Hope non è mai stato un ostacolo. L’atmosfera era rilassata, calorosa e informale, e non ho mai dovuto padroneggiare il tedesco per sentirmi parte del gruppo. Questa esperienza ha ispirato il mio workshop finale, “Language of Curiosity: Connecting Beyond Language Barriers” (“Il linguaggio della curiosità: connettersi oltre le barriere linguistiche”), che ho proposto con il titolo tedesco “Nicht Deutsch, nur neugierig” (“Non tedesca, solo curiosa”).
Il workshop sposta l’attenzione da ciò che ci separa a ciò che rende possibile l’incontro: fare domande, mostrare interesse e trovare modi creativi per capirsi. In un certo senso, è la mia storia. La curiosità può essere la nostra prima lingua, perché la connessione può nascere prima delle parole.
Le carte bilingui delle attività del mio workshop “Nicht Deutsch, nur neugierig”.
Una foto con i partecipanti più affettuosi.
Cosa porto con me
Più di tutto, ho imparato che un contributo non deve essere grande per contare. Il mio periodo a Train of Hope Dortmund è un passo di un cammino più lungo fatto di apprendimento, scambio e scoperta, e spero di portare ciò che ho imparato in futuri progetti educativi e interculturali.
Con gratitudine
A volte, prima di poter cambiare una comunità, dobbiamo prima capirla, farne parte e imparare insieme alle persone che la rendono ciò che è.
Sono profondamente grata a tutte le persone di Train of Hope per l’accoglienza, la pazienza e l’incoraggiamento, che mi hanno fatta sentire inclusa fin dal primo giorno. Un ringraziamento speciale ad Associazione Joint, in particolare a Irene Barone, per la guida, il supporto e la gentilezza durante tutta la mia esperienza nel Corpo Europeo di Solidarietà. Senza questo sostegno collettivo non avrei potuto imparare e contribuire così tanto. Grazie.


