Persa e ritrovata in un altro Paese: come l’ESC mi ha insegnato a trovare la mia strada

Ci sono momenti nella vita in cui ci si sente persi. Soprattutto quando si è giovani. Il cammino davanti a te sembra già deciso, e non saprai mai davvero perché. C’è sempre un “prossimo passo” già stabilito, quello verso cui ci si aspetta che tu vada. Laurearti, trovare un buon lavoro, diventare indipendente. Quello che nessuno ti dice è quanto possa essere difficile seguire questa strada e trovare il tuo posto in questa successione di tappe che sembra fatta per tutti tranne che per te.

Ed è così che ho finito per perdermi lungo la strada. Sentivo di non essere al mio posto. Ma allo stesso tempo non sapevo dove volessi andare. Stavo per laurearmi con un master in Relazioni Internazionali e, com’era prevedibile (e sono sicura che molti miei coetanei si riconosceranno in questa frustrante esperienza), non riuscivo a trovare lavoro. Passavo le giornate a inviare decine di CV che sparivano in un vuoto oscuro, senza mai ricevere risposta.

Fu allora che capii che forse stavo cercando nel posto sbagliato, un posto che semplicemente non era fatto per me, e il programma del Corpo europeo di solidarietà entrò a far parte del mio percorso. Un percorso che cominciava a portarmi altrove, e faceva molta paura. Ma alla fine mi dissi: perché aver paura di cambiare direzione quando sei già persa?

Ci sono momenti nella vita in cui prendi una decisione quasi per caso, spinta dalle circostanze, senza rifletterci troppo, e finisce per diventare qualcosa di molto più grande di quanto le parole possano spiegare. Soprattutto quando si è giovani. È così che è iniziato il mio progetto ESC, ed è così che è diventato qualcosa di molto più grande di quanto avessi immaginato.

Un giorno, alla fine di gennaio, ero su un aereo diretto a Santander, con la mia valigia da 20 kg. Quello che non sapevo era che quel viaggio mi avrebbe portata in un luogo pieno di persone che, con grande pazienza, mi avrebbero insegnato che a volte, quando ti senti persa, devi semplicemente imparare a guardare le cose in modo diverso. Non ero persa. Semplicemente, il cammino che avevo davanti non era il mio.

In questi sette mesi ho imparato tante cose. Tra queste, come funzionano i progetti finanziati dall’UE, che cos’è l’educazione non formale, e che esistono persone, gli animatori socioeducativi (youth worker), che ogni giorno lavorano per sostenere i giovani che, come me, si sentono persi, aiutandoli a trovare la propria voce. Ho vissuto in una città meravigliosa, condividendo un appartamento con volontari di paesi diversi. Ho imparato tanto sulle loro culture e ho cominciato a vedere la mia in modo diverso. Ho pianto, ho riso, ho fatto escursioni e ho nuotato, tantissime volte, nell’oceano. Ma soprattutto ho imparato che il nostro cammino non è diviso in tappe prestabilite. È diviso in piccoli passi. E ogni passo conta. Ogni passo ha bisogno del suo tempo.

Ci sono momenti nella vita in cui hai bisogno di sentirti parte di qualcosa di più grande. Soprattutto quando si è giovani. L’ESC è un programma così speciale perché ti offre esattamente questo: la possibilità di essere te stessa impegnandoti per qualcosa che ti sta davvero a cuore. Qualcosa di più grande di te e di me. Per fare la tua piccola parte nella costruzione di un futuro migliore. Il tuo futuro.

Il più grande errore che ho fatto quando mi sentivo persa è stato pensare che la soluzione fosse andare in un posto che potesse darmi tutte le risposte. L’ESC mi ha insegnato che, per trovare la tua strada, ciò di cui hai davvero bisogno è continuare a porti nuove domande.

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