Due mesi in Belgio: la testimonianza di Alice come Volontaria ESC

Quando sono partita per Oostende non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Era il mio secondo progetto ESC, dopo un’esperienza molto diversa vissuta in Estonia, e forse proprio per questo avevo deciso di ripartire: avevo ancora voglia di scoprire, conoscere persone nuove e mettermi alla prova lontano da casa. Questa volta la destinazione era il Belgio e, per circa 2 mesi e mezzo, avrei lavorato presso Jeugdhuis De Takel, un centro giovanile dove avrei condiviso le mie giornate con ragazzi, volontari e operatori.

All’inizio, come succede sempre quando arrivi in un posto nuovo, tutto sembrava un po’ strano. Una nuova casa, nuovi coinquilini, nuove persone, una lingua diversa e una nuova routine da costruire. Poi, quasi senza accorgermene, quella realtà è diventata la mia quotidianità. De Takel è diventato il luogo in cui passavo le mie giornate, organizzando attività, giocando con i ragazzi, preparando eventi, cucinando insieme e semplicemente passando del tempo con loro. Ho scoperto che lavorare con i giovani non significa solo proporre attività, ma soprattutto creare uno spazio in cui possano sentirsi accolti, liberi di partecipare e di essere se stessi. Anche i momenti più semplici, come una partita o una conversazione improvvisata, possono diventare ricordi importanti.

Durante il progetto ho avuto anche la possibilità di partecipare a Youth 4 Youths, un’esperienza che ha ampliato ancora di più il significato del mio ESC. Per alcuni momenti siamo usciti dalla nostra realtà quotidiana di De Takel per incontrare altri giovani, volontari e realtà del territorio, partecipando ad attività pensate proprio per creare occasioni di incontro e condivisione. È stato bello vedere come lo stesso obiettivo, creare spazi e opportunità per i giovani, potesse assumere forme completamente diverse a seconda delle persone e dei luoghi. Y4Y mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande del mio singolo progetto e mi ha permesso di conoscere nuove persone, collaborare con altri volontari e vivere il lavoro con i giovani da prospettive diverse.

Ma il mio ESC non è stato solo il lavoro. Una delle parti che ho amato di più è stata la possibilità di vivere davvero il posto in cui mi trovavo. Oostende è diventata la nostra base per esplorare il Belgio, tra treni, biciclette, mare e piccole avventure. E proprio la bicicletta è stata protagonista di una delle esperienze più assurde del progetto: insieme a un amico abbiamo deciso di pedalare da Oostende a Dunkirk, in Francia, e tornare indietro. Più di 100 chilometri, undici ore, tantissimo vento e qualche pecora incontrata lungo il percorso. Eravamo distrutti, ma alla fine abbiamo festeggiato con un kapsalon e, probabilmente, proprio perché è stata una follia, è diventato uno dei ricordi che porterò con me più a lungo.

Un’altra parte fondamentale dell’esperienza sono state le persone. Vivere con persone provenienti da Paesi e culture diverse significa imparare a convivere con abitudini, caratteri e modi di pensare differenti. All’inizio non è sempre semplice, ma giorno dopo giorno inizi a condividere tutto: pasti, viaggi, serate, risate, giornate difficili e momenti completamente casuali. E così persone che fino a poche settimane prima non conoscevi diventano parte della tua vita. È strano sapere fin dall’inizio che tutto avrà una fine, ma forse proprio per questo impari a vivere più intensamente quello che stai vivendo.

È stato strano lasciare un posto che nel frattempo era diventato casa. Mi porto via molto più di qualche competenza da aggiungere al mio CV: porto con me nuove amicizie, una maggiore capacità di adattarmi, tanti ricordi e la consapevolezza che non bisogna sentirsi completamente pronti per partire. A volte bisogna semplicemente dire “perché no?” e vedere dove quella scelta può portarti.

Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che sta pensando di fare un’esperienza ESC, sarebbe proprio questo: parti. Non perché sarà sempre facile o perfetto, ma perché non puoi sapere quanto un’esperienza del genere possa cambiarti finché non la vivi. Il mio progetto a Oostende è durato solo un’estate, ma in questi mesi sono riuscita a vivere una piccola vita: ho lavorato, viaggiato, conosciuto persone da tutta Europa, riso, faticato, imparato e creato ricordi che continueranno a farmi sentire un po’ a casa anche quando sarò lontana da Oostende.

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