Un mese a Sofia come volontario: l’esperienza di Joaldo

Sono arrivato a Sofia il 4 agosto non sapendo bene cosa mi sarei aspettato. Pochi giorni prima ero appena tornato al mio paese, dopo che il mio studentato, il 31 luglio, aveva chiuso per la pausa estiva. Dovevo trovare qualcosa da fare perché, negli ultimi anni, il periodo tra inizio agosto e metà ottobre è sempre stato una grande sofferenza: al mio paese, per me, non c’è mai stato nulla da fare. Sofia rappresentava l’opportunità per fuggire da una sorta di vuoto cosmico, al quale altrimenti sarei andato incontro, per un periodo di 41 giorni: “Perfetto”, mi sono detto. Così, dopo essere stato selezionato per un colloquio e infine scelto dalla mia organizzazione ospitante, con una valigia modesta e uno zaino prendo l’aereo da Fiumicino e volo verso la Bulgaria.

Una volta arrivato all’aeroporto di Sofia incontro altri due volontari, arrivati in concomitanza: Sandra, ragazza del Ghana ma che studia a Civitavecchia, e Lorenzo, un ragazzo italiano ma che vive a Parigi. Avendo fatto una call conoscitiva con il nostro ente ospitante, abbiamo avuto modo di conoscerci e scambiarci i contatti e, insieme, ci siamo diretti all’appartamento che i nostri supervisori ci avevano affittato. Lì incontriamo il resto del team: Alicia, Barbora e Daria. Ci stavano aspettando da tutto il giorno (erano più o meno le 21) all’interno di quell’appartamento che, per il successivo mese e mezzo, sarebbe stato casa.

Da quel momento abbiamo lavorato costantemente al servizio della città: siamo andati in diversi parchi a portare un po’ di colore dipingendo panchine e rocce decorative o raccogliendo la spazzatura; abbiamo parlato alla radio; abbiamo aiutato a organizzare due festival, il Trap Fest, evento di musica punk, e il ben più grande Rivers of Sofia, a cui ogni anno accorre buona parte della città. Per quest’ultimo, durante il periodo in cui si è tenuto, abbiamo anche avuto uno stand per promuovere l’intero programma ESC alla comunità. Attraverso queste attività abbiamo dato molto di noi stessi, ma ricevuto altrettanto: molte persone si sono fermate a volte per ringraziarci, altre per aiutarci. Sono momenti che ci hanno ripagato e stimolato ad agire per rendere Sofia un posto più accogliente.

Ma non è stato solo lavoro, c’è stato anche molto divertimento: abbiamo ballato, cantato, scalato la montagna Vitosha e visitato Skopje. Abbiamo conosciuto persone del posto, stretto amicizie e fatto conoscenze che hanno contribuito a rendere il nostro processo di adattamento molto più fluido. Abbiamo avuto tutto il tempo per goderci la città, per farcela familiare. A fine progetto mi sono ritrovato cresciuto, con nuovi amici e tanta soddisfazione dentro di me per aver contribuito, in maniera concreta, a diverse iniziative che hanno fatto il bene di Sofia e dei suoi abitanti.

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