Volontariato in Cambogia nella terra dei Khmer

 In Campi di lavoro, Volontariato internazionale

Laura di Rubbo, giornalista e autrice del blog  “lauragoestocambodia“, è da poco tornata da un campo di lavoro in Cambogia. In questo articolo ci racconta la sua esperienza di volontariato presso la comunità di pescatori TrapaingSangke.

 

Il mio volontariato nella terra dei Khmer.

cambogia

Lunedì mattina, ore 8.00, Sorya Bus Station, Phnom Penh.

L’altoparlante annuncia la partenza del bus per Ho Chi Min dalla piattaforma numero 3.

Persone, pacchi, cibo, tuk-tuk, smog, turisti, voci, traffico. Dolci di banana e cocco in equilibrio sulla testa di una donna.

Piattaforma numero 5, bus in partenza per Battambang.

Bagagli, pacchi e ancora pacchi, pentole, cibo, odore di zuppa di noodles.

Piattaforma numero 4, bus in partenza per Kampot. E’ il mio.

 

Comincia così la mia esperienza di volontariato nella terra dei Khmer. Insieme agli altri volontari e al nostro tutor prendiamo posto nel bus che in 5 ore ci porterà verso sud, nella città costiera di Kampot, famosa per il suo pregiatissimo pepe.

 

Poco prima di arrivare a Kampot, Sehya il nostro tutor prenota la fermata. Scendiamo sulla strada, sotto la pioggia del monsone pomeridiano. Lasciamo la strada asfaltata e ci avviamo su una stradina di terra battuta resa fangosa dalla pioggia.

Attraversiamo un villaggio di case di palafitte, scansiamo chiocce con un seguito di pulcini, mucche che brucano l’erba incuranti della pioggia, incrociamo ragazzi in motorino.

La strada tra gli alberi di palma finisce, una distesa di campi di riso si apre davanti a noi.

Ci siamo! Solo ora realizzo che è vero, lo vedo e lo sento.

Il cuore pulsante della Cambogia ci accoglie.

Entriamo nel villaggio di capanne che per 2 settimane sarà la nostra casa.

Niente mi è mai sembrato più bello.

Quanto vale un’esperienza di volontariato?

Dopo due settimane a piantar mangrovie in una remota comunità di pescatori nel sud della Cambogia, ora lo so, ma come quantificarlo?

Come esprimere in maniera misurabile il senso di benessere che si prova sapendo di stare dedicando il proprio tempo agli altri, ricevendo al contempo umanità, amicizia e accoglienza?

Era da tempo che pensavo ad una esperienza di volontariato e finalmente quest’anno sono riuscita a partire. Ho scelto un campo di lavoro che mi permettesse di dare il mio contributo in un ambito a cui tengo molto: la difesa ambientale, combinata allo sviluppo economico.

Il progetto della Cambodian Youth Action presso le comunità di pescatori TrapaingSangke e Kampong Samky nella provincia di Kampot in Cambogia, promosso da Joint, ha l’obiettivo di preservare e ripopolare i boschi di mangrovie sul litorale costiero della Cambogia del sud. Le mangrovie svolgono in questa area funzioni importantissime per evitare l’erosione delle coste preservando terreni e abitazioni da allagamenti e svolgendo il ruolo di “nursery” per i tanti pesci che tra le loro forti radici depositano le uova, contribuendo a rendere più pescose le acque del mare. Un progetto integrato di economia locale, sviluppo sostenibile e ambientale.

Una volta scelto il progetto e superata la fase di selezione ho cercato di prepararmi al meglio per il mio volontariato, partendo soprattutto dalla conoscenza del Paese che mi avrebbe ospitato. Leggere la storia, le notizie più recenti gli usi e i costumi non mi hanno però messo al riparo dal senso di stupore e meraviglia provati incontrando una popolazione e un luogo lontano anni luce dal nostro occidente.

Abituarsi ad una vita semplice, senza acqua calda, TV, merendine e cibi confezionati è stato semplice. Il clima mite e la bontà della cucina cambogiana hanno sicuramente aiutato nel processo di adattamento e le attenzioni degli abitanti del luogo ci hanno fatto sentire subito come a casa.

cambogia

12 giorni sono volati in fretta, tra una raccolta di semi di mangrovie a piedi nudi in mezzo a fango e granchi e una lezione pomeridiana con i ragazzi del villaggio. Non sono mancati i momenti di svago, le nuotate in mezzo ad un mare immacolato dopo aver piantato decine di nuove piantine di mangrovie, le bevute di cocco fresco dopo il lavoro di germogliazione dei semi, la lezione di cucina Khmer, la passeggiata al mercato in una giornata piovosa e i festeggiamenti per la fine del Ramadan con dolci di riso e banane.

Cercare di imparare una nuova lingua, ascoltare le storie degli abitanti della comunità, curiosare nelle loro vite private confrontandole con le proprie, stringere amicizie, parlare tra ragazzi sdraiati su un pontile in legno guardando un cielo tempestato di stelle, sentirsi come un reporter di National Geographic alle prese con strani animali, svegliarsi all’alba con il richiamo alla preghiera di Allah, incrociare barche di pescatori, perdersi nella contemplazione della natura e dell’opera dell’uomo. Questo è stato il mio volontariato. Inutile dire che ve lo consiglio.

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