Ciao, sono Maya, ho 18 anni e il 21 giugno 2026 sono partita per lavorare come volontaria al Wadden Sea World Heritage Center (WEC), un centro ospedaliero per foche.
Il momento in cui ho lasciato i miei genitori all’aeroporto è stato un insieme di emozioni, tra paura e felicità per un viaggio che sapevo che mi avrebbe cambiata.
È stato il primo viaggio da sola che io abbia mai fatto, senza sicurezze, con la paura di trovare persone con un livello di inglese superiore al mio e con la paura di sbagliare durante il lavoro. Arrivata a Lauwersoog, paesino situato nel nord dell’Olanda, ho potuto iniziare quello che è stato il mio viaggio. Ho incontrato persone da tutte le parti del mondo, con storie diverse e vite completamente diverse l’una dall’altra, ma con la certezza che da quel momento in avanti avremmo avuto tutti dei ricordi comuni.
A lavoro mi sono trovata una seconda famiglia: gli infermieri e i veterinari ci hanno trattati come dei veri professionisti. Le giornate di lavoro erano piene, ma con la compagnia dei volontari, infermieri, veterinari e tutto il personale del WEC le giornate scorrevano in un batter d’occhio, fino ad arrivare a oggi, una settimana dopo il mio ritorno in Italia, dopo due mesi che porterò con me per sempre.
In che cosa consisteva il lavoro
Il lavoro da volontaria al WEC consisteva nell’assistere i veterinari e gli infermieri con i feeding, le cure e la pulizia delle foche. Le foche mangiano 4/5 volte al giorno, perciò ci sono tre turni di lavoro che venivano assegnati a ogni volontario:
- O shift: 8:00-16:00
- G shift: 8:00-12:30 e 18:30-22:30
- L shift: 14:00-00:00
Io sono arrivata nel periodo di pieno, ossia quello in cui arrivano più cuccioli di foca, perciò il lavoro da svolgere era molto, ma nonostante ciò lavorare non è mai stato pesante, grazie al meraviglioso team accanto a me.
[Foto: Maya al lavoro con le foche]
Il rapporto con gli altri volontari
Arrivata a casa, c’erano già moltissimi volontari: molti erano lì da molto tempo, altri qualche giorno dopo sarebbero tornati a casa. Questa cosa mi ha spaventata un pochino, perché ero l’unica nuova, ma nonostante ciò mi hanno subito accolta e fatta sentire parte del gruppo. Dopo qualche giorno sono arrivati altri volontari e abbiamo creato un gruppo meraviglioso. Sia sul lavoro che fuori abbiamo sempre condiviso dei momenti magnifici, tra risate e discorsi sotto le stelle.
Il momento in cui ho dovuto salutarli è stato difficile, ma mi ha fatto rendere conto di quanto fossero diventati importanti per me, e spero di poterli rivedere, un giorno, in qualche parte del mondo.



